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Cominciamo col dire che l’Hobo è un pioniere, un rivoluzionario, colui che si vuole godere la vita, che nella precarietà ritrova l’energia della libertà da vincoli e convenzioni.
Nel 2008, guidati da questa hoboimmagine, cinque individui assolutamente eterogenei, aiutati da fiumi di alcool, fondono le loro smanie e creatività nel progetto HOBOBLUES con l’intento preciso di appagare i propri desideri e dissetare le proprie gole.
Si dice che, in perfetto stile hobo, il loro primo concerto sia stato tenuto in completa anarchia: no prove, no soundcheck, microfoni apparsi all’ultimo minuto, amplificatori raccattati a casa di conoscenti di amici, canzoni decise al momento e addirittura (ma su questo non ci sono prove) c’è chi afferma che un elemento del gruppo facesse solo finta di suonare!... ma tutto questo non conta, tutto questo è solo leggenda; l’unica verità inconfutabile è che oggi gli Hoboblues sono una band in grado di creare live suggestivi pregni dei classici del blues d’autore senza perdere la spontaneità tipica di chi vive di pancia. A vederli dal vivo non si può fare a meno di chiedersi come facciano ad essere così istintivi e allo stesso tempo così preparati.
A costo di sembrare blasfemi si può tranquillamente dire che la loro bravura è un miracolo… sembra quasi che gli HOBOBLUES SONO IN MISSIONE PER CONTO DI DIO.
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