così l'uomo - o il poeta - dalle stelle è rapito più che da qualunque altra cosa e nelle stelle rivede qualcosa che ha già vissuto milioni di anni prima; qualcosa di arcano, un istinto primordiale che la grigia città sempre impone di soffocare; qualcosa che gli è capitato di intravedere solo nelle lunghe notti in cui nelle sue vene scorreva l'inchiostro Ed ora come allora il poeta-uomo si dimentica di vivere nello spazio, nel tempo in cui vive, per entrare a far parte di quel cielo per camminare col naso all'insù, per parlare con Dio a voce alta e scoprire di non essere morto di poter ancora respirare cantare urlare godere ed amare ogni filo d'erba, di essere ogni filo d'erba senza compromessi senza finzioni senza mediocrità e denaro. Eppure è solo un cielo e sono solo stelle in una notte senza luna. L'uomo infine va a dormire, domani si alzerà perché deve alzarsi e farà ciò che farà perché deve Ma può forse dimenticare le stelle? Se anche fosse, loro saranno di nuovo lì domani sera E forse l'uomo potrà rincontrarle.